Volley

Caterina Bosetti è tornata: “Sono orgogliosa di me”

Undici mesi dopo, 20 punti con il 51% in attacco e 37 palloni attaccati (più un ace) e il 67% in ricezione sono i numeri che sanciscono il ritorno di Caterina Bosetti al ruolo da protagonista, nonostante il risultato non abbia premiato la sua Casalmaggiore. Undici mesi dopo le urla disperate quando il ginocchio sinistro ha ceduto di schianto ricadendo da un attacco, la schiacciatrice lombarda, 25 anni il 2 febbraio, può sorridere, anche se ancora sa che il percorso non è arrivato alla fine: «Fisicamente non sono ancora al 100%, ci vorranno due-tre mesi ancora. Le gambe non sono proprio… normali. Ma sta andando bene, altrimenti non sarei qui a giocare tutte le partite».
Tre mesi di rieducazione a Villa Stuart a Roma dopo l’operazione. Poi una lunga estate di lavoro. Modena nel frattempo ha chiuso e lei era senza contratto. Ha avuto anche paura di non trovare più ingaggi?
«A dire il vero ho avuto paura di non giocare più. A volte anche di non tornare neanche a camminare bene. Al secondo mese ancora non ci riuscivo e con sette trombi nel polpaccio ho rischiato la seconda operazione. Quando ho imparato di nuovo a fare i movimenti normali, perché ci si dimentica anche di quelli, ho capito che stavo risalendo. E la strada non è finita. Ancora non ricado sul piede sinistro, metto giù tutti e due, non mi fido. È un blocco anche mentale, ma li sto superando uno a uno».
La famiglia Bosetti è molto unita. Ha aiutato averli vicino?
«Lucia è stata un punto di riferimento. Lei era già passata per un lungo infortunio, anche se meno grave. Anche solo avere qualcuno con cui confrontare le reazioni fisiche, sapere se un dolore è normale o no, è stato un conforto».
Una lunga prova anche di carattere.
«Infatti sono molto orgogliosa della mia reazione. Non ho mollato nonostante i mesi siano stati lunghi, tanta palestra da sola.Credo che tutte le cose succedano per un motivo. Non sono più a stessa persona. Ho imparato a dividere di più i settori della mia vita: do il 100% alla pallavolo che è la mia vita, ma quando esco do il 100% a quello che faccio fuori, gi amici, un cinema. Prima invece mi portavo il volley dapertutto. E poi ho conosciuto tanta gente che mi è stata vicino. Non farei quello che sto facendo ora in campo se non avessi passato tutto questo».
Dopo l’infortunio ha detto che il primo pensiero è stato il Mondiale. Ora pensa all’azzurro?
«All’inizio mi sono aggrappata al Mondiale per la riabilitazione. Lavoravo per quello anche se razionalmente sapevo che era impossibile (il c.t. Mazzanti per premiare lo sforzo la incluse nella lista iniziale, ndr).Ora ho la stabilità della routine con Casalmaggiore, mi concentro su quello. Certo che voglio la maglia azzurra, come tutti quelli che giocano, ma in questo momento mi devo concentrare su altro».
Il rientro in squadra è stato semplice?
«Sì, le compagne sono state molto disponibili nei miei confronti»
Casalmaggiore ha perso con Bergamo l’ultima partita, ma l’impressione è che il campionato sia molto equilibrato a tutti i livelli.
«Sì, lo scorso anno il divario con le prime era maggiore anche se credo che le prime tre di quest’anno siano più forti dello scorso anno. Ora in un attimo puoi trovarti terza come settima. Casalmaggiore finora ha fatto quello che doveva fare. Possiamo limare alcuni aspetti ovviamente, ma il campionato è ancora lungo e con tanti impegni. C’è ancora tanto da fare».
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