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Gardini: "La Lube fa paura Perugia ce la può fare"

Quattro Coppe dei Campioni (si chiamavano così) vinte da giocatore, ma per Andrea Gardini, storico capitano della Generazione dei Fenomeni, a 52 anni, questa è la prima Final Four di Champions League da allenatore e le emozioni non mancano. Lo Zaksa Kedzierzyn-Kozle ha perso la finale scudetto col Belchatow (allenato da Roberto Piazza). Una botta dopo aver passato la stagione regolare a dominare il campionato.
In semifinale è un po’ il derby delle deluse.
“Esatto. Ovviamente siamo dispiaciuti, abbiamo chiuso la stagione regolare primi col record di vittorie consecutive, ma poi in finale non avevamo la condizione ottimale. La cosa più difficile ora è ricreare la situazione mentale. Qui ci sono squadre con un bagaglio tecnico e fisico superiore al nostro, non ce lo nascondiamo”.
Come si fa a risollevare il morale di una squadra in pochi giorni?
“Abbiamo cambiato qualcosa in allenamento per dare nuovi stimoli, abbiamo parlato molto. E poi una Final Four di Champions League per una squadra polacca senza comprare l’organizzazione della finale non è una cosa usuale, di motivazioni certo non ne debbono cercare”.
E Civitanova?
“Ho visto tutte le partite. Hanno fatto una serie di finale mostruosa. Un livello siderale, un equilibrio che si vede raramente, tanta tensione che ci sta in sfide di questa importanza. Ahimè quello che ho visto è che giocano proprio bene. Dobbiamo infilarci negli spiragli che possono lasciare. In una sfida unica contro un avversario molto forte è l’unica cosa che si può fare”.
Com’è vivere una Final Four di Champions League da allenatore?
“Bellissimo. Rispetto a quando giocavo ho più cose di cui preoccuparmi. Quando giochi ti preoccupi solo del tuo rendimento. Qui ci sono una buona fetta dei migliori giocatori al mondo ed è una manifestazione che sta crescendo come risonanza mediatica. Spero cresca anche di più nei media non strettamente di pallavolo. Ma ce n’è di strada da fare. Questa formula in cui una squadra si ‘compra’ la finale, ed è ovvio che Kazan ci sarebbe arrivata comunque, sportivamente non può andare. Dovrebbe essere un evento gestito con molto anticipo. Un anno prima decidi che la finale è a Parigi piuttosto che Varsavia e poi va costruito come un evento. Quando la Cev riuscirà a promuoverla così sarà stato fatto un passo avanti vero. E questo vale ovviamente – ride – anche se il prossimo anno la squadra che alleno dovesse comprare la finale”.
A proposito del prossimo anno…
“Ho ancora un anno con lo Zaksa, ma c’è un opzione di rescissione per me e per la società. Ora non ho risposte per questa domanda, sinceramente. Dopo Kazan ne parleremo col club. Valuterò anche altre offerte. Vorrei tornare in Italia, non è un mistero. Dopo sette anni (ha allenato tre stagioni l’Olsztyn e prima è stato secondo di Anastasi sulla panchina della Polonia, n.d.r.) sarebbe ora e se arriverà l’offerta giusta…”.
L’altra semifinale? Kazan ancora superfavorito?
“Sì… e no. Perugia è cresciuta molto e sta vivendo un entusiasmo eccezionale. Hanno vinto tutto, hanno una stagione incredibile e giocano molto bene. Hanno faticato per arrivare a questo, è una bella storia sportiva, non è arrivato tutto facilmente e finalmente quest’anno hanno raccolto in abbondanza. Sulla carta Kazan è sempre un filo più forte, ma credo che la differenza sia molto minore. I pronostici per me sono aperti”.
Via dunque alle danze. Dalle 15 tocca al campo decidere chi sarà il re d’Europa.
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