Formula 1

Leclerc, il Piccolo Principe Ora è sul trono Ferrari…

La prima volta che andò in visita a Maranello era un adolescente carico di sogni. Non aveva ancora vinto un titolo in monoposto, ma nei kart aveva mostrato fin da bambino un talento immenso, tanto da essere scoperto e messo sotto contratto dal figlio di Jean Todt, ex capo della Ferrari e presidente della Federazione. Eppure il piccolo Charles Leclerc quel giorno non fu accolto con tutti gli onori. Anzi. Qualcuno lo portò a fare un giro fra i reparti della fabbrica dove il grande Enzo costruì la propria leggenda, in mezzo alle vetture che avevano vinto Mondiali a ripetizione con Michael Schumacher, come se fosse uno scolaro in gita turistica. E solo a fine giornata Maurizio Arrivabene, il team principal, trovò un momento per salutarlo di sfuggita.
promozione meritata — Sono passati tre anni, neppure troppo tempo, ma tutto è cambiato da allora. Il ragazzino monegasco ha bruciato le tappe. Prima la conquista del campionato di GP3 nel 2016, poi il trionfo in F.2 nel 2017, e nel 2018 il debutto in F.1 sulla Sauber-Alfa Romeo a motore Ferrari, con la quale ha centrato dieci piazzamenti a punti e un sesto posto in Azerbaigian. Risultati eccezionali, considerando che nei test invernali la vettura svizzera era stata la più lenta dello schieramento, per poi progredire durante la stagione. Il grosso lo ha fatto Leclerc con prestazioni strabilianti (soprattutto nelle qualifiche) che gli sono valse il premio di “rookie of the year” della Fia, già ricevuto per l’esordio in F.2 l’anno prima. La vertiginosa ascesa del “prescelto” è sfociata anche nell’immediata promozione sulla Ferrari. Nel 2019 prenderà il posto dell’ex iridato Kimi Raikkonen, che a sua volta lo sostituirà sulla Sauber, e il giorno della prima gara con la rossa a Melbourne (17 marzo) avrà 21 anni e 152 giorni. Solo il messicano Ricardo Rodriguez ha esordito più giovane con il Cavallino: aveva 19 anni e 208 giorni.
nella cantera rossa — Leclerc è figlio della Driver Academy, il vivaio di talenti creato nel 2009 a Maranello, e sotto la guida di Massimo Rivola (ora passato all’Aprilia per il progetto MotoGP) ha vinto tutto, diventando il primo pilota della “cantera” a raggiungere la squadra ufficiale. Ci sono volute la visione e il coraggio di Sergio Marchionne, il presidente scomparso a luglio, per consentire a un giovane di guidare subito la vettura più prestigiosa della F.1, quella su cui si riversano attenzioni e pressioni gigantesche. Enzo Ferrari, che non ebbe paura di rischiare chiamando il semi-sconosciuto Gilles Villeneuve, approverebbe la scelta. Leclerc va incontro all’ignoto con la grinta e la leggerezza tipiche della sua età. Non ha paura, lo ha fatto capire fin dal test di fine campionato ad Abu Dhabi, risultando subito più veloce di Sebastian Vettel, in teoria il suo capitano. D’altra parte lavora con un “mental coach” da quando aveva 11 anni, per eliminare le proprie debolezze e imparare ad affrontare certe situazioni. “Non vado in Ferrari per puntare a piazzarmi quarto. Non è quello che voglio: penso sempre a vincere – ha dichiarato alla Gazzetta –. So che è un obiettivo molto ambizioso, però è così che si ottengono i risultati migliori. Se punti in alto e non ce la fai, magari arrivi poco più in basso, ma se rinunci in partenza all’obiettivo massimo, sbagli. Io la vedo così e non la considero arroganza. È solo la mia forte volontà di fare bene a ogni costo: è determinazione”.
il rosso nel destino — A Montecarlo è un idolo sportivo. Il principe Alberto non perde occasione per congratularsi di persona con Charles e definirlo un orgoglio della nazione. La principessa Charlene era al suo fianco sulla linea di partenza dell’ultima gara dell’anno ad Abu Dhabi. Nel regno dei Grimaldi, il baby della Ferrari è cresciuto respirando aria di corse. «Ricordo che da bambino guardavo sempre il gran premio di F.1 dal terrazzo di casa di un amico. Giocavamo con le macchinine e guardavamo di sotto le macchine vere che sfrecciavano sulla strada. Io sceglievo sempre un modellino rosso…». Un colore nel destino. Ama la moda e suona chitarra e pianoforte Leclerc ha due fratelli. Il più piccolo, Arthur, ha 18 anni e sta seguendo le sue orme nel campionato francese di F.4. Il maggiore, Lorenzo, lavora in banca. Sono il suo team. A cui si aggiunge la fidanzata Giada, una ragazza napoletana trapiantata a Montecarlo. Gli piacciono la moda e la musica, come a Lewis Hamilton. Ha posato di recente per qualche servizio patinato. Suona la chitarra e il pianoforte. Ascolta ogni genere, a parte il rap e la musica classica, ma se deve scegliere dice i Coldplay. Non avesse fatto il pilota, probabilmente avrebbe studiato da architetto, avendo sempre coltivato il gusto per il design. La mondanità non fa per lui. Charles ha frequentato sempre e solo le piste. E in questo non è cambiato. “Anche dopo l’annuncio della Ferrari, non c’è stato un gran premio in cui non sia passato a salutarci – racconta René Rosin, il manager della Prema per cui ha corso fino al 2017 in F.2 –. Piuttosto, si divertiva a scherzare: ‘Adesso posso parlare solo con le persone importanti’. È rimasto un ragazzo umile e con i piedi per terra”.
l’eredità del povero Bianchi — Suo padre Hervé, morto nel 2017 prima che il figlio trionfasse in F.2, lo portava piccolissimo al kartodromo di Brignoles, in Costa Azzurra, gestito dal papà di Bianchi. E Jules diventò il padrino sportivo di Charles, procurandogli il primo provino con una squadra ufficiale, la Maranello Kart (avete letto bene), situata in Emilia accanto alla Ferrari. Leclerc cominciò così, arrivando a lottare nel 2013 per il titolo iridato della categoria regina KZ contro un certo Max Verstappen, il Fenomeno della Red Bull, oggi suo rivale annunciato in Formula 1. Per lo sfortunato Bianchi, altro talento legato alla Ferrari Driver Academy e a Nicolas Todt, la grande occasione con la rossa non arrivò mai. Morì in seguito alle ferite riportate nell’incidente di Suzuka del 2014 con la Marussia, lasciando un vuoto profondo. Charles, che non l’ha mai dimenticato, oggi ne raccoglie l’eredità spirituale, realizzando il sogno suo e dell’amico. Un altro cerchio che si chiude.
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