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Lo scudetto dei 4 registi “Classe, gioventù e genio”

Semifinali scudetto al punto di svolta. Domenica gara-4 rappresenta l’ultima chiamata per Modena e Trento (sotto 2-1 nella serie) mentre per Civitanova e Perugia è il primo match point con la certezza di un’eventuale gara-5 da giocarsi poi in casa la settimana successiva. In una fase così delicata della stagione molto delle fortune delle squadre passa dalla gestione del match dei palleggiatori. Gli atleti che in campo toccano il maggior numero di palloni. E i quattro registi impegnati in queste semifinali rappresentano un gustoso antipasto dei Mondiali che si svolgeranno in Italia e Bulgaria nel prossimo mese di settembre. L’azzurro Simone Giannelli guida Trento, il brasiliano Bruno è il capitano di Modena, l’argentino De Cecco è il cervello di Perugia mentre l’americano Christenson dirige il gioco di Civitanova. Ferdinando De Giorgi, ora allenatore in Polonia dello Jastrzebski e da giocatore tre volte campione del mondo con l’Italia, racconta e spiega i quattro giocatori con peculiarità e caratteristiche principali. Valutazioni che partono da un presupposto fondamentale: “È un piacere per gli occhi vederli giocare. Sono quattro top player del ruolo”.
carta d’identitàQuello del palleggiatore è un ruolo che prevede un lungo processo di maturazione raggiunto attraverso l’esperienza. “A modo loro sono differenti: Bruno e De Cecco sono due 30enni (il primo 29 anni, il secondo 32, ndr) che hanno maturato una grande esperienza. La capacità di accumulare partite in questi contesti può fare la differenza. E in questo al momento Bruno e De Cecco ne hanno di più. Giannelli e Christenson sono più giovani, ma fanno parte di quella generazione di atleti che hanno bruciato le tappe arrivando già a 21 e 24 anni con un bagaglio importante: hanno già vinto una medaglia olimpica da protagonisti”.
scuoleI 4 palleggiatori delle semifinali scudetto rappresentano tre grandi scuole nel ruolo, tre diversi modi di interpretarlo. “Tecnicamente Bruno e De Cecco sono più vicini per caratteristiche, sono più talentuosi nell’uscita della palla dalle mani. Rispecchiano la scuola sudamericana, mentre Christenson proviene dalla scuola americana che se vogliamo è più razionale. Infine Giannelli che rappresenta la scuola italiana, più aperta a scuole diverse anche perché abbiamo avuto diversi tecnici stranieri e quindi abbiamo preso diverse influenze”. Scuole che hanno tracciato le basi del loro stare in campo, ma poi ognuno di loro ha sviluppato peculiarità uniche facendosi preferire chi in uno che nell’altro fondamentale. “In battuta tutti e quattro sanno farsi valere. Una nota di merito va a Micah Christenson, molto bravo a variare la tipologia di battuta. Con la stessa rincorsa è capace di passare dalla battuta in salto spin a quella salto float. Questo spesso mette in difficoltà la ricezione dell’avversario. Invece per quanto riguarda il muro Simone Giannelli sembra quello più forte, ma anche Christenson si fa sentire”. Tutti però si fanno apprezzare per impegno. “Gli possiamo dare un “8 volitivo” per come interpretano il fondamentale. Tutti in seconda linea provano a dare il loro contributo, sono encomiabili”.
condizione fisica Ma secondo Ferdinando De Giorgi, 56enne tecnico che ha vinto il suo primo Mondiale a 29 anni nel 1990, il trentino e l’americano hanno ancora praterie del loro talento da esplorare. “Sia Giannelli che Christenson sono così giovani che hanno margine di miglioramento, in qualità e gestione della squadra”. L’occhio del tecnico si sofferma poi su un fattore importante nell’economia dei successi di una stagione – al momento una coppa Italia e una Supercoppa oltre a una Final Four di Champions conquistate – da parte di Perugia. “De Cecco ha fatto grandi passi avanti soprattutto nell’aspetto fisico. Il suo atteggiamento in campo sembra diverso. Ho l’impressione che il suo talento sia messo più a disposizione del gioco di squadra, sacrificando a volte il gesto spettacolare”. E nel tentativo di ribaltare una serie playoff: meglio Giannelli o Bruno? “Il trentino potrà mettere la sua incoscienza in questa ricerca mentre Bruno, dalla sua, potrà provare a giocarsi la carta dell’esperienza nella gestione di questi momenti. Due punti di partenza diversi dove bisognerà capire quanto potrà pesare il loro ruolo. In certe situazioni può arrivare a spostare l’esito del 90%”. I “cervelli” di Italia, Argentina, Brasile e Usa sono pronti a giocarsi il biglietto per la finale scudetto.
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