Formula 1

Mattia, il predestinato L’ha voluto da Marchionne

Molti dei messaggi in codice lanciati nel corso della stagione da Maurizio Arrivabene erano indirizzati a lui: Mattia Binotto. Non è mai stato un mistero che i due fossero su opposti fronti all’interno della Ferrari, ma la rivalità è diventata rottura quando il campionato da Monza in avanti ha preso una chiara direzione a favore di Hamilton e della Mercedes. Nel reparto tecnico è cominciata a serpeggiare una certa sfiducia nei confronti di Sebastian Vettel e per il modo in cui veniva gestita la squadra. Mentre il team principal ha cominciato a scaricare le colpe sulla macchina e sul “capo” degli ingegneri, rioccupando la scena mediatica che Marchionne gli aveva tolto.
CONFRONTO L’apice del confronto a distanza c’è stato a Suzuka, nelle qualifiche del GP del Giappone, quando Arrivabene esplose letteralmente contro il team per la scelta sbagliata di montare gomme intermedie da bagnato quando la pista era ancora troppo asciutta. Ma già nella gara precedente, a Sochi, era cominciato il ritornello di Arrivabene sullo sviluppo della monoposto in ritardo rispetto alle Frecce d’argento. La realtà era diversa, e non deve essere sfuggito ai piani alti. Episodi come il mancato ordine di squadra fra Raikkonen e Vettel al via di Monza (replica di quello che era accaduto nel 2017 a Singapore) hanno pesato sul fallimento mondiale quasi quanto gli sbagli in serie del quattro volte iridato.
carriera Adesso il bastone del comando passa nelle mani di Binotto, 49 anni, uomo d’ordine che viene dal basso e ha scalato tutti i gradini gerarchici a Maranello. Nel 1995 entrò come ingegnere motorista nella squadra test e due anni dopo nella squadra corse, partecipando ai trionfi dell’era Schumacher sotto la presidenza di Luca di Montezemolo e la direzione di Jean Todt. Nel 2009 è stato nominato responsabile generale delle operazioni motore e Kers con Paolo Martinelli, poi vicedirettore motore ed elettronica con Luca Marmorini e infine nuovo direttore del reparto power unit nel 2014, per volontà di Sergio Marchionne. Il manager italo-canadese lo aveva scelto come dirigente di riferimento e referente personale, convinto dalla svolta tecnica che Binotto era riuscito a dare nel 2015 (tre vittorie) rispetto alla deludente stagione precedente.
scommessa Nel 2016 la decisione di promuoverlo direttore tecnico dopo l’allontanamento dell’inglese James Allison, passato in seguito alla Mercedes. Sotto Binotto, nelle ultime due annate, è andata in scena la rivoluzione che Marchionne aveva pianificato a Maranello. Con un sistema di organizzazione “orizzontale” basato sulla valorizzazione degli ingegneri di seconda fascia, soprattutto italiani. Due su tutti: Enrico Cardile e Corrado Iotti, entrambi arrivati dalla produzione a dirigere rispettivamente il settore aerodinamico e quello dei motori in F.1. Un’intuizione che ha dato i suoi frutti con macchine vincenti come la SF70H e la SF71H.
duroBinotto, nato in Svizzera e laureatosi al Politecnico di Losanna, è un intransigente. Lo dipingono come un duro, dal carattere molto esigente sul lavoro. Forse proprio per questo capace di tirare fuori il massimo da tutti. C’è da capire quali cambiamenti farà nell’organizzazione della squadra sui circuiti. Se ne farà. Con lui Sebastian Vettel e Charles Leclerc partiranno alla pari, senza preclusioni per il baby cresciuto nella Ferrari Academy, per il quale Arrivabene aveva previsto un 2019 di apprendistato: «Deve venire e imparare da Seb». Di certo Binotto non avrà difficoltà a farsi sentire nelle riunioni tecniche e strategiche. Mentre a livello politico dovrà essere l’amministratore delegato Louis Camilleri a imporsi nelle trattive sul rinnovo del Patto della Concordia.
e ora? E qui si apre un altro e più ampio capitolo della vicenda. Perché il cambio al vertice fra Arrivabene e Binotto potrebbe preludere ad altri clamorosi cambiamenti a Maranello. La nomina di Camilleri è stata percepita da molti come una soluzione di transizione per la Ferrari e anche i mercati sembrano averla interpretata così, con il titolo andato a picco in Borsa da settembre a oggi dopo la presentazione del piano industriale. Intanto ha sorpreso rivedere in fabbrica nelle scorse settimane l’ex amministratore delegato Amedeo Felisa, che ha visitato il reparto motori e chiesto parecchie informazioni. Dopo la separazione nel 2016 da Maranello, è rimasto membro del c.d.a. e consulente tecnico. Sarà andato in visita solo per quello?
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