Basket

Pesaro, Braun per salvarsi “Giocare con me è facile”

Un salvagente gettato dal destino. Il brutto infortunio del play della Vuelle Dallas Moore, il miglior realizzatore della squadra fermatosi venti giorni fa per un guaio alla spalla, ha aperto le porte all’arrivo di Taylor Braun. Ala del ’91, ha incantato al debutto con 21 punti con 32 di valutazione in 40’ ed è stato il migliore nel successo al supplementare su Pistoia. «Sono felice per la vittoria, la difesa ci ha tenuti in partita – ha affermato l’americano –. Mi piace vivere a Pesaro, il tempo è bello e il cibo è ottimo». Va pazzo per pasta e carne, adora la caprese e non mangia il pesce. È prevalentemente un’ala piccola, ma coach Galli è pronto a schierarlo in tutti i ruoli che vadano dall’uno al quattro. Nato a Newberg, vicino a Minneapolis, in passato ha esplorato Belgio e Germania. All’Okapi Allastar, nel 2014-2015, era compagno di Rotnei Clarke. «Siamo amici da tempo e mi trovo bene con lui. L’Italia mi interessava molto come esperienza, voglio aiutare la Vuelle a salvarsi e mostrare le mie caratteristiche», ha detto Braun, un nome che il d.s. Stefano Cioppi si era appuntato da tempo. «Avevo visto diverse sue partite e mi aveva colpito per applicazione e voglia. È un grandissimo lavoratore e una persona tranquilla. Quando ha terminato la stagione in GLeague con Salt Lake City Stars, gli abbiamo chiesto la disponibilità e abbiamo trovato l’accordo», racconta il dirigente della Vuelle.
globaleL’Ulm lo l’avrebbe rifirmato, lui ha scelto il Veteran Camp per giocarsi la carta Nba con Utah. Lo scorso febbraio ha pure fatto parte della Nazionale a stelle e strisce nei match di qualificazione ai Mondiali. È un uomo squadra, innanzitutto. «Ritengo sia facile giocare con me, posso segnare ma mi piace aiutare in modo più globale gli altri. Rispetto ad altre leghe, ho notato che in Italia si gioca più di squadra, muovendo la palla, c’è una costruzione e una distruzione del gioco avversario». Ad avviare la sua carriera è stato il papà. «È sempre stato appassionato di basket, ma non ha mai avuto le qualità per diventare un professionista. Mi ha spinto lui a giocare».
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