Moto

Sembrava una salita al Giro Dovi e Marc micidiali

Da questa settimana Danilo Petrucci scrive per i lettori della Gazzetta dello Sport il personale commento alle gare della MotoGP 2018. Ecco il suo contributo dopo il GP del Qatar.
Gente della notte, cantava Jovanotti. E che gente, aggiungo io. Come tutte le première che si rispettino anche quella della MotoGP si tiene di notte, sotto le luci di una luna immensa e di centinaia di lampioni che illuminano a giorno la pista. Ed è una figata pazzesca, lasciatemelo dire. Ne farei tantissime altre di gare di notte, c’è un’atmosfera surreale. Poi sono anche più comode per noi piloti, ci si sveglia con calma e si arriva in circuito molto tardi rispetto al solito, a ora di pranzo. A me dà gusto dormire la mattina e fare tardi la sera, quindi correre qui mi da l’idea che sia tutto più calmo e tranquillo. Poi si corre nel deserto. Lontana c’è Doha, che cambia di giorno in giorno, un enorme cantiere a cielo aperto. Mentre sto scrivendo sono su un aereo che mi riporta a casa. Non ho avuto l’occasione di rivedere la gara alla tv, ma sono stato comunque spettatore in prima fila. In tutti i sensi, perché partivo proprio dalla prima fila, terzo, “bravo”, mi sono detto. A fianco a me Marquez 2o e in pole Zarco. Noi tre abbiamo battuto sabato sera il record della pista che durava da dieci anni. Poco più dietro c’era Dovi. Lui era il più temuto. Mi sono sentito nominare tante volte questi giorni tra i favoriti per questa gara e mi ci sentivo anch’io. Ma temevo Dovi e Marquez, sapevo che quando ci sarebbe stato da tirare fuori quel quid in più loro sarebbero stati lì. Dovi con la sua esperienza e tecnica, Marc genio e follia. Non mi sbagliavo. Ero convinto però che il posto che avanzava sul podio fosse il mio. Non avevo fatto i conti con un giovanotto di nome Rossi Valentino da Tavullia che quando si spengono le luci del semaforo gli si avvelena sempre il dente. Ho provato a passarlo a metà gara circa, mi sono buttato dentro in una curva a sinistra stretta, mi ha resistito all’esterno così mi sono allargato per prendere velocità e passarlo nella curva successiva dove l’ho affiancato, trovandomi nel posto giusto per infilarlo nelle tre curve più veloci del tracciato, le prime due a chilometri orari duecento. Le abbiamo percorso fianco a fianco. Nonostante avessi il vantaggio della traiettoria, ha resistito all’esterno. Ho avuto paura di fare una frittata, ma dovevo mettergli le ruote davanti. Non ce l’ho fatta. È stata una gara che sembrava una scalata verso la cima Coppi del Giro d’Italia, visto che siamo sulla Gazzetta. Zarco è crollato nel finale, Marquez e Dovizioso invece sono scattati nel momento in cui mi ha sorpreso Pedrosa e ho allargato, perdendo contatto. Ho recuperato in tempo per agguantare la top five. Ho aperto il pezzo citando Jovanotti pensando a una frase di quella canzone. “Il giorno cambia leggi e cambia governi, passano le estati e passano gli inverni, ma la gente della notte sopravvive sempre”. È passato un inverno, ma sono ancora loro due a giocarsela per i gradini più alti del podio. P.S. Bravo Dovi!!!!
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le più lette

To Top