Calcio

Skourpski: "Me ne vado" E stoppa la moglie-modella

Lucasz Skorupski è pronto a lasciare la Roma: “Non ci sono scuse”, dice in un’intervista in Polonia “perché ho bisogno di giocare”. Quella di domenica contro il Sassuolo sarà la sua ultima trasferta in giallorosso, magari Di Francesco potrebbe regalargli l’esordio in campionato con la Roma, fin qui terreno incontrastato della splendida stagione di Alisson. Stesso discorso per quanto riguarda la Champions e così al portiere polacco sono rimaste le briciole, nello specifico la partita contro il Torino in Coppa Italia. Finita l’avventura per la Roma, finita la sua stagione. Ecco perché, in attesa di sapere se sarà convocato con la Polonia al Mondiale (sarebbe il terzo dopo Szczesny e Fabianski), in un’intervista di qualche giorno fa a “sportowefakty”, ha spiegato chiaro e tondo: “Sono impaziente perché non sto giocando, meno male che a casa c’è mia moglie Matilde che mi aiuta molto e che presto mi renderà padre. È al nono mese”.
LUCI E OMBRE — La vita privata procede a gonfie vele, Skorupski racconta di come abbia chiesto a sua moglie di lasciare la carriera di modella (“non volevo che altri la vedessero in costume o intimo”) e in cambio ha detto basta ad uscite e locali notturni, però questa stagione passata in panchina ha lasciato il segno: “Ho ambizioni diverse e nei prossimi mesi questa cosa deve cambiare. Però devo ammettere una cosa: non penso di aver perso tempo. Il preparatore della Roma, Marco Savorani, è bravissimo. Non ho giocato, ma sono migliore rispetto a dodici mesi fa. Ne sono certo”. Ventisette anni appena compiuti, pagato dalla Roma nel 2013 meno di 900mila euro, dopo due anni ad Empoli pensava di poter giocare di più, adesso cerca squadra e la Roma cerca acquirenti per, almeno, cinque milioni.
GENOa E BOLOGNA — Il Genoa sembra interessato, ma la pista più calda è quella che porta a Bologna, club con cui i giallorossi hanno ottimi rapporti. “A Roma sono stato una seconda scelta, il primo è Alisson, uno dei più forti al mondo. Vedremo cosa succederà, ma ripeto: io devo giocare. A fine anno parlerò con i dirigenti e il procuratore e dirò che voglio giocare regolarmente, indipendentemente da dove mi trovo. Monchi lo sa, ci confrontiamo sempre, mi dice che Alisson non può uscire, che è forte, lo capisco, è vero, ma non posso accettarlo”.
LE LACRIME DI TOTTI — Più dolci i ricordi della notte della vittoria contro il Barcellona: “Ricordo tutto, una follia. In particolare mi è rimasto impresso il discorso di De Rossi, un urlo nello spogliatoio con una frase che facciamo sempre, ma quella sera era speciale. E poi ricordo Totti, nello spogliatoio sembrava ancora uno di noi a fine partita. Ha pianto di gioia. Lui è così, splendido. E non ho dubbi: a Roma è più importante del Papa”.
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