Volley

Superlega, Milano: mani sulla città

In dodicimila e spiccioli per Milano-Modena. Il volley riempie Assago (e non è la prima volta), ma per una partita di campionato durante la stagione regolare non era mai successo. C’era riuscita a portarne dodicimila la Milano di Berlusconi, ma solo in finale scudetto contro Treviso. Era il 1994 e in campo c’era gente come Andrea Lucchetta, Andrea Zorzi, Samuel Tande (Stork perse l’ultima partita per infortunio) agli ordini di Raul Lozano, contro Negrao, Gardini, Bernardi, Tofolo, Zwerwer, allenati da Gian Paolo Montali. E quella Milano milionaria inseguiva uno scudetto che non è mai arrivato nonostante gli ingenti investimenti della Fininvest e l’ambizioso obiettivo di costruire addirittura una polisportiva. Un’altra finale arrivò nel 2001 conquistata dalla società creata da Antonio Caserta, sempre contro Treviso, ma fu persa nettamente, con una sola partita giocata al Palalido. Domenica invece, la sfida con l’Azimut di Velasco e Zaytsev, valida per la quarta giornata di ritorno della stagione regolare, ha fatto esplodere la passione milanese nei confronti del volley come si è visto solo per le Nazionali o per i grandi eventi. Sold out diversi giorni prima della gara. Una grande rivincita per il club di Lucio Fusaro che ha accettato la scommessa di riportare il grande volley nel capoluogo lombardo e sta tenendo duro nonostante l’attesa infinita (7 anni!!!) per avere il Palalido e il conseguente pellegrinaggio per impianti fuori città.
amore contrastato Un rapporto mai semplice quello fra Milano e il volley. La Powervolley, arrivata in Superlega nel 2014 (dopo uno scambio di titolo fra A-2 e A-1 con Vibo Valentia), è la quinta società dal 1990 a oggi a tentare di mettere radici in una città che paga la cronica mancanza di un impianto adatto e la difficoltà di trovare risorse sufficienti in una realtà grande, dominata dal calcio. Prima c’era stato appunto il Milan di Berlusconi, poi la Tally Gonzaga, l’Asystel di Caserta e la Sparkling. Ed è dal 2014 che il neonato club, preso in carico da Lucio Fusaro, imprenditore ma anche ex giocatore-allenatore del Gonzaga che ha fatto fortuna all’estero, sta aspettando il completamento dei lavori del Palalido con annessi uffici e, soprattutto, palestra di allenamento che eviterebbe ai ragazzi di Giani di peregrinare per strutture gestite da altri anche per la preparazione settimanale. Le partite di campionato vengono giocate da un paio di stagioni a Busto Arsizio (ma negli anni passati sono andati anche a Castellanza) grazie all’ospitalità della Uyba, la società di A-1 femminile con cui hanno trovato un accordo. Ora i pellegrinaggi dovrebbero essere arrivati agli sgoccioli con la prospettiva di giocare almeno i playoff di quest’anno nella “casa” del club meneghino se non ci saranno ulteriori dilazioni nella riapertura dello storico impianto milanese.
pienoni Eppure Milano non si è mai tirata indietro quando si è trattato di dimostrare la passione per la pallavolo. Negli ultimi 25 anni si è passati dalle prime edizioni di Volleyland (prima edizione nel 1996), fantastico festival per gli appassionati costruito intorno alla Final Four di coppa Italia con decine di migliaia di persone (con una netta maggioranza di giovani) che hanno sciamato su e giù per le scalinate del Forum alternando le partite a stand e iniziative organizzate nei vari piani dell’impianto, alle finali di World League. Pienoni per la finale di Champions maschile del 2003 (Modena perse con Belgorod), per il V-Day del 2012, finale scudetto fra Macerata e Treviso, come per le finali dei Mondiali femminili nel 2014 o, pochi mesi fa, per l’Italia di Blengini nella terza fase del Mondiale che si è disputato in Italia. Tutte occasioni in cui il Forum di Assago si è riempito di appassionati per seguire la Nazionale o squadre di club. Tutti sold out che testimoniano la fame di volley che Milano ha.
l’evento Stavolta però il pienone fa clamore: non ci sono in palio titoli né in campo Nazionali. C’è solo la passione per questo sport e il richiamo di una squadra storica come Modena. Sarà la presenza di uno degli uomini simbolo dell’Italia, Ivan Zaytsev, e dell’allenatore che ha acceso la miccia della Generazione di Fenomeni, Julio Velasco. Due richiami notevoli e dall’altra parte una squadra che, nonostante un inizio difficile, si è piazzata dietro le quattro grandi e chiede solo di crescere ancora per entusiasmare il suo pubblico. E a giudicare dal tutto esaurito, l’entusiasmo è già a buon punto.
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