Calcio

Zhang vuole ridurre il gap Cosa manca per essere big?

“Quanto manca?” “Ancora un po’”. “E adesso?” “Come prima”. “E adesso?”. Impaziente come un bambino sulla strada verso il Luna Park, l’Inter si interroga appena può sulla distanza che la separa dal suo specialissimo Paese dei Balocchi, quello che ospita le big d’Europa, i match che contano, le coppe che brillano. Ultimo aggiornamento: Icardi e compagni sono in macchina, la benzina c’è, il navigatore funziona. La strada è giusta, ma non è ancora il caso di cercare parcheggio. I paragoni con il Barcellona sono inevitabilmente penalizzanti (lo sarebbero anche per comprovate big europee): a livello di gioco e di filosofia portata avanti da oltre un decennio i blaugrana sono un unicum. Sotto alcuni punti di vista, però, le differenze sembrano essere state annullate: la personalità di squadra è da “grande”; il palcoscenico di San Siro e l’entusiasmo dei tifosi è da “eliminazione diretta”; alcuni uomini, come Handanovic, Skriniar e soprattutto Icardi, recitano copioni da protagonisti europei. Fissati questi paletti, è utile verificare che cosa ancora manca. Il differenziale più alto, e più appariscente a San Siro, è stato relativo al gioco.
L’idea di “andare a prendersi il pallone” ha incontrato più resistenze del previsto (e già ne erano previste parecchie). Busquets ha asfissiato Brozovic, gli esterni hanno creato superiorità, il Barcellona ha completato 662 passaggi contro 312, costringendo gli interisti a correre a vuoto 7 chilometri più di loro. Numeri enormi che rappresentano bene quella superiorità di palleggio apparsa evidente.
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